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Con l’«Hard Brexit» vengono meno gli obblighi INTRASTAT

L’Agenzia delle Dogane analizza le conseguenze dell’inapplicabilità nel Regno Unito del diritto Ue

Simonetta LA GRUTTA

Venerdì, 1 marzo 2019

L’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, con nota datata 26 febbraio 2019, ha fornito i primi commenti in merito alle possibili ripercussioni, in tema doganale, della cosiddetta “Hard Brexit”, ossia del recesso del Regno Unito dalla Ue senza che vi sia un accordo che istituisca e regoli un periodo transitorio.
In tale ipotesi, il 30 marzo 2019 l’intero complesso di norme che costituiscono l’ordinamento giuridico della Ue cesserà di applicarsi al Regno Unito, con la prima immediata conseguenza che, ai fini IVA e doganali, le cessioni di beni transfrontaliere non potranno più qualificarsi come intracomunitarie, ma costituiranno, a tutti gli effetti, operazioni di importazione ed esportazione.

Nel caso di merci in uscita dall’Italia e dirette nel Regno Unito, la Brexit non comporterà un mutamento del regime IVA (le operazioni restano non imponibili, seppure ai sensi dell’art. 8 del DPR 633/72 e non più ai sensi dell’art. 41 del DL 331/93), ma verranno meno gli obblighi di compilazione degli elenchi Intrastat e sarà necessario presentare le merci in Dogana per l’espletamento delle procedure di esportazione, con effetti anche sulla tipologia di prova da ottenere e conservare per attestare la corretta applicazione del regime di non imponibilità IVA.

Nel caso di merci che giungono nel territorio dello Stato dal Regno Unito, la richiamata diversa natura dell’operazione ha conseguenze ancora più rilevanti in quanto determina il versamento dell’IVA (oltre che dei dazi, se dovuti) all’atto dell’importazione e non più l’assolvimento del tributo mediante inversione contabile, con non trascurabili effetti sui flussi di cassa generati (principalmente) dall’IVA. Anche in questa fattispecie vengono meno gli obblighi Intrastat, per quanto divenuti ormai residuali per la maggior parte dei soggetti passivi.

Da quanto sopra emerge, dunque, che gli operatori economici italiani (e Ue), per effettuare i suddetti scambi commerciali con il Regno Unito, dovranno essere in possesso del codice EORI (Economic Operator Registration and Identification) e, ove privi, dovranno richiederne l’attribuzione per tempo.

L’eventuale Hard Brexit pone ulteriori temi. In mancanza di accordi che regolino il periodo transitorio, potrà accadere che beni oggetto di cessione tra un soggetto italiano e uno britannico lascino il territorio dello Stato, anteriormente al 30 marzo 2019, come merci comunitarie in regime di non imponibilità ex art. 41 del DL 331/93 e giungano, successivamente al 29 marzo 2019, quali merci allo stato estero nel Regno Unito.
A tale riguardo, l’Agenzia delle Dogane invita gli operatori economici ad adottare misure idonee a fornire alle autorità fiscali quanto necessario per evitare possibili casi di doppia imposizione, come pure, più pragmaticamente, a valutare adeguatamente la tempistica delle spedizioni dall’Italia verso il Regno Unito e viceversa per fare in modo che si completino prima o inizino dopo il termine previsto per il recesso.

Ulteriori conseguenze, in termini generali, riguardano anche le autorizzazioni doganali; verranno meno quelle rilasciate dall’Agenzia delle Dogane a soggetti britannici, come pure quelle rilasciate dalle Autorità doganali del Regno Unito non avranno alcuna rilevanza nel territorio doganale della Ue.
E ancora, i beni provenienti da oltre Manica non potranno più essere introdotti in un deposito IVA di cui all’art. 50-bis del DL 331/93, ma potranno beneficiare del regime del deposito doganale di cui all’art. 237 del Regolamento Ue n. 952/2013.

L’Agenzia prosegue nell’analisi degli effetti che il recesso produrrà, dato il venir meno “del diritto primario e derivato” della Ue, considerando quanto avverrà in tema di identificazione e classificazione delle merci (che se spedite nel Regno Unito potrebbero essere soggette a divieti o restrizioni), informazioni tariffarie vincolanti (non più valide se in precedenza rilasciate dalle autorità britanniche preposte), contingenti tariffari, origine delle merci (a cui non potrà attribuirsi origine preferenziale), AEO, autorizzazioni concesse nel Regno Unito a esportatori e rispeditori, ecc.

In ultimo, sono riportati primi commenti anche in relazione al fatto che i viaggiatori non potranno più godere della libera circolazione delle merci. Ne conseguirà l’applicazione dei diritti doganali in caso di viaggiatori che provengono nel Regno Unito (salvo applicazione delle franchigie per importazioni non commerciali di modesto valore) e l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 38-quater del DPR 633/72 per i viaggiatori che rientrino nel territorio nazionale.